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emicrania Un nuovo studio ha concluso che l’assunzione del farmaco modafinil (venduto come Provigil in Italia), tipicamente utilizzato per trattare i disturbi del sonno, in combinazione con antidepressivi riduce la gravità della depressione più efficacemente che assumendo antidepressivi non in associazione. Lo studio, una collaborazione tra Università inglesi, è stato pubblicato online sul Journal of Clinical Psychiatry.

Circa un terzo dei pazienti con  depressione ricevono poco o nessun beneficio dal prendere antidepressivi, anche quando usati in combinazione con trattamenti psicologici. Inoltre, anche in coloro che rispondono al trattamento, sintomi residui come affaticamento e disturbi del sonno rappresentano fattori di rischio per la ricaduta. Gli autori dello studio ritengono che queste persone, in particolare, potrebbero trarre i maggiori benefici dall’integrazione con il modafinil.

Il Modafinil ha azioni su un certo numero di sistemi di neurotrasmettitori. Questo potrebbe spiegare perché aggiungendolo agli antidepressivi tradizionali, come gli inibitori del reuptake della serotonina, abbia effetti benefici sui sintomi sperimentati dai pazienti depressi.
La depressione colpisce tutti gli aspetti della vita, portando alla disabilità professionale e sociale a vari livelli. E ‘particolarmente importante che le persone ricevano un trattamento efficace quanto i sintomi residui, ad esempio la stanchezza, la mancanza di concentrazione persistono e hanno un impatto negativo nella vita delle persone.

Una revisione di vari studi che hanno esaminato l’uso di modafinil come un add -on di trattamento per la depressione ha rivelato che modafinil ha ridotto la gravità della depressione così come i tassi di remissione. Modafinil ha anche mostrato effetti benefici sulla stanchezza e sulla sonnolenza, con l’ulteriore vantaggio di effetti collaterali comparabili al placebo, cioè bassi.

La ricerca ha anche rivelato che i benefici sintomatici di modafinil potrebbero anche avere implicazioni per migliorare la difficoltà di funzionamento al lavoro a volte causato dalla depressione. Questo è importante perché la depressione è una delle principali cause di assenteismo (assenza per congedo per malattia) e malfunzionamento (presente al lavoro, ma non rende come prima) lavorativi.

farmaci Dagli inizi di Ottobre è disponibile anche in Italia il nalmefene, un nuovo farmaco per la cura dell’abuso alcolico e della dipendenza da alcol. Si tratta di un prodotto già conosciuto da tempo, con modifiche importanti apportate dalla tecnologia farmaceutica, per la cura di varie dipendenze.

Il nalmefene non è un prodotto che interferisce con l’effetto dell’alcol. E’ l’effetto rinforzante che spinge a bere ancora e nuovamente che questo farmaco va a colpire. L’alcol possiede come altre sostanze la proprietà di spingere la persona ad assumerlo ancora, e di insistere anche se ci si sta intossicando, e anche se si ha l’intenzione di non bere. Il rinforzo è un meccanismo automatico.

Il nalmefene è un prodotto che può essere utilizzato anche in alcolisti che bevono a differenza di altre terapie che richiedono la sospensione totale dell’alcol. I medicinali per l’alcolismo partono dal presupposto che la persona, anche se ha interrotto, potrebbe ricadere con facilità, e utilizzano la ricaduta per allontanare la persona dal suo stato di discontrollo. Nel caso del disulfiram, la persona beve e sta male; nel caso del naltrexone o del nalmefene, la persona beve ma non è invogliata a continuare oltre, e nel tempo questo effetto aumenta d’intensità, fino a mantenere la persona lontanta dal desiderio dell’alcol e a evitare che, nel caso in cui beva di nuovo qualcosa per il desiderio residuo, il desiderio possa riaccendersi.

Il nalmefene è un prodotto che potrebbe anche essere usato al bisogno, solo quando il rischio di ricaduta aumenta, prendendolo prima dell’esposizione all’alcol. Non è però così semplice che la persona alcolista capisca come comportarsi solo con una prescrizione medica. La maggioranza degli alcolisti che non sta bevendo regolarmente infatti cerca di controllarsi, e se non ha il tempo di prendere il farmaco prima di bere ha vanificato tutto.
Cercare di evitare la ricaduta non vuol dire saperla gestire bene. Finito l’effetto del farmaco, essa si riprensenterà prima o poi. Gestire una ricaduta significa sapere come comportarsi in caso di ricaduta, capire che la ricaduta inizia con la voglia di bere, ancor prima della bevuta. Così, se l’idea è di tener duro finché non si beve, con l’idea che non deve succedere, non si gestisce e nemmeno si previene alcuna ricaduta.
E’ stato dimostrato che quando la terapia farmacologica e la psicoterapia sono orientate alla gestione delle ricadute piuttosto e non solo al controllo del desiderio, gli esiti del trattamento sono migliori.

Una cosa importante da sapere è che il nalmefene non cura l’astinenza da alcol. Quindi iniziare questa cura smettendo bruscamente di bere, non è indicato e può essere rischioso. L’astinenza da alcol va trattata in modo specifico.

Il nuovo farmaco agisce sul sistema cerebrale degli oppiacei, che esiste in natura per trasmettere segnali, le cosiddette “morfine interne”, per distinguerle dall’eroina e dalla morfina che si assumono come sostanze esterne, d’abuso. Gli antagonisti oppiacei bloccano l’azione sia delle morfine interne che esterne. L’alcol coinvolge due meccanismi. L’alcol stimola la produzione di morfine interne, meccanismo con cui viene associato a sensazioni piacevoli, facendo aumentare la voglia di continuare a bere. Il blocco oppiaceo ostacola la tendenza a memorizzare l’alcol come piacevole e quella di continuare a bere una volta iniziato. La capacità di controllo, dunque, migliora. Questo effetto si rafforza nel tempo, le ricadute sono sempre più diradate e più brevi.

Non tutti i pazienti però rispondono a questa cura. Non tutti riescono a raggiungere il controllo totale, ma anche con un controllo parziale si possono avere dei miglioramenti nella gestione della propria vita. Per gestire a lungo termine le ricadute e quindi questa malattia è necessario costruire una rete attorno a sè, un insieme, non solo di farmaci, ma anche di persone che possono aiutare a prevenire le ricadute. I maggiori successi infatti, lo dice tutta la letteratura scientifica internazionale, si hanno quando il paziente, oltre ad assumere farmaci adatti, segue un gruppo di mutuo aiuto, oppure una psicoterapia cognitivo comportamentale mirata.

quetiapina La prescrizione di basse dosi di quetiapina (Seroquel) per il trattamento dei disturbi del sonno sembra essere diffusa. Di recente, in una revisione sistematica della letteratura scientifica sull’uso di bassi dosaggi di quetiapina per il trattamento dei disturbi del sonno, ha evidenziato che le prove di efficacia attualmente non esistono. Inoltre, la quetiapina è probabilmente associata ad effetti avversi potenzialmente gravi, anche a basse dosi. In conclusione, prove scientifiche sufficienti che giustifichino l’attuale prassi di prescrizione off-label di bassi dosaggi di Quetiapina per il trattamento dei disturbi del sonno è insufficiente. Gli autori concludono, comunque, che sono necessarie ulteriori ricerche sull’efficacia e la sicurezza di questo farmaco.

meno-alcol Se vi siete resi conto di bere troppo, potete migliorare la vostra vita e la salute, diminuendo le quantità di alcol. Come fare a sapere se si sta bevendo troppo? Leggete le domande e rispondete “sì” o “no”:

  • Bevi solo quando ti senti arrabbiato o triste?
  • Il tuo bere ti fa mai far tardi al lavoro?
  • Il tuo bere è una preoccupazione per la tua famiglia?
  • Ti capita mai di bere dopo aver detto a te stesso che non lo farai?
  • Ti capita mai di dimenticare quello che hai fatto mentre stavi bevendo?
  • Hai mal di testa o hai un sbornia dopo aver bevuto?

Se hai risposto “sì” a una di queste domande, potresti avere un problema serio con l’alcol. E’ bene verificare queste risposte con il proprio medico per essere sicuri. Il medico sarà in grado di dirvi se ridurre o astenersi completamente. Se sei alcolizzato o hai altri problemi di salute, non dovresti ridurre la quantità di alcol – dovresti smettere di bere del tutto. Il medico t’informerà su ciò che è giusto per te.

Se il medico ti dice di ridurre il bere, questi passi possono aiutarti:

1. Scrivi le ragioni per la riduzione o l’astinenza dall’alcol

Perché vuoi bere di meno? Ci sono molte ragioni per cui si consiglia di ridurre o smettere di bere. Lo si consiglia per migliorare la salute, dormire meglio, o andare più d’accordo con la famiglia o con gli amici. Fate una lista delle ragioni per cui desiderereste bere meno.

2. Imposta un obiettivo quantitativo

Scegliete un limite per le quantità. Si può scegliere di ridurre o di non bere affatto. Se si sta riducendo, mantenersi sotto questi limiti:

Donne: non più di una unità alcolica al giorno

Uomini: non più di due unità alcoliche al giorno

Una unità alcolica corrisponde a:

  • Un birra da 33 cl di gradazione normale (4.5 gradi);
  • Un bicchiere da tavola di vino (11-12 gradi)
  • Un bicchierino (40 ml) di superalcolico (Grappa, Cognac, Vodka)

Questi limiti possono essere anche troppo alti per quelle persone che hanno determinati problemi di salute o che sono più anziani. Parla con il vostro medico circa il limite che è giusto per te.

Ora – scrivi il tuo obiettivo su un pezzo di carta. Mettilo dove lo puoi sempre vedere, ad esempio sul frigorifero o sullo specchio del bagno. Potrebbe essere simile a questo:

Il mio obiettivo:

Inizierò in questo giorno ____________.
Non bere più di ______ unità alcoliche in 1 giorno.
Non bere più di ______ unità alcoliche in 1 settimana.

o

Smetterò di bere alcolici.

3. Tieni un “diario” del bere

Per aiutarti a raggiungere il tuo obiettivo, tieni un “diario” del bere. Per esempio, scrivi ogni volta che bevi qualcosa per una settimana. Cerca di mantenere il tuo diario per 3 o 4 settimane. Questo ti mostrerà quanto bevi e quando. Potrai rimanerne sorpreso. Quanto è diverso il tuo obiettivo dalle reali quantità di alcol che assumi, adesso?

Ora sai perché vuoi bere di meno e hai un obiettivo. Ci sono molti modi in cui puoi aiutarti a ridurre le quantità. Prova questi suggerimenti:

  • Tieni piccole quantità di alcol o non ne tenere per niente in casa. Non tenere cioè tentazioni in giro.
  • Bevi lentamente.
  • Quando bevi, sorseggia il tuo drink lentamente. Prenditi una pausa di 1 ora tra le bevande. Bevi soda, acqua o succhi di frutta dopo un drink con l’alcol. Non bere a stomaco vuoto! Mangia  del cibo quando bevi alcolici.
  • Prenditi una pausa dall’alcol ogni tanto.
  • Scegli un giorno o due ogni settimana, e decidi di non bere affatto. Quindi, cerca di smettere di bere per 1 settimana. Pensa a come ti senti fisicamente ed emotivamente in quei giorni. Quando si riesce e sentirsi meglio, si può trovare più facile smettere per sempre.
  • Impara a dire NO. Non c’è bisogno di bere quando gli altri bevono. Non c’è bisogno di prendere una bevanda che ti viene offerta. Fai pratica con modi di dire di no educatamente. Ad esempio, si può dire alla gente che ci si sente meglio quando si beve di meno. Stai lontano dalle persone che ti rendono difficile la tua scelta di non bere.
  • Resta attivo. Cosa ti piacerebbe fare, invece di bere? Utilizza il tempo e il denaro speso per bere per fare qualcosa di divertente con la famiglia o con gli amici. Andare a mangiare fuori, vedere un film, fare sport o un gioco.
  • Cerca un aiuto e supporto. Ridurre il bere può essere difficile a volte. Chiedete ai vostri familiari e amici sostegno per aiutarti a raggiungere il tuo obiettivo. Parla con il tuo medico se si hai problemi a ridurre le quantità. Prenditi tutto l’aiuto necessario per raggiungere il tuo obiettivo.
  • Attenzione alle tentazioni! Attenzione alle persone, ai luoghi o agli orari che ti spingono a bere, anche se non lo desideri. Stai lontano dalle persone che bevono molto o dai bar dove si recano. Pianifica in anticipo che cosa fare per evitare di bere quando si è tentati.
  • Non bere quando sei arrabbiato o turbato o hai passato una brutta giornata. Si tratta di abitudini che dovrai abbandonare se vorrai bere di meno.
  • Non rinunciare! La maggior parte delle persone non riducono o smettono di bere tutto in una volta. Proprio come una dieta, non è facile cambiare. Questo è bene. Se non raggiungi il tuo obiettivo per la prima volta, prova di nuovo. Ricorda, cerca il sostegno di persone che si prendano cura di te e che vogliano aiutarti. Non mollare!

Se hai bisogno, nei nostri centri troverai professionisti che ti aiuteranno a smettere di bere, sapranno ascoltarti e guidarti verso la liberazione da questa dipendenza. Per maggiori informazioni manda una email a info@mens-sana.biz, oppure chiama lo 0683390682 per fissare un primo appuntamento.

miti suicidioLa figura del Compagno Adulto è nata all’inizio degli anni ’80 dagli studi dell’Istituto di Neuropsichiatria Infantile dell’Università “La Sapienza” di Roma, per essere indirizzata agli adolescenti, con l’obiettivo di attivare risorse esterne ai reparti psichiatrici o agli studi psicoterapeutici, per i ragazzi. I collaboratori scientifici di Mens Sana hanno rielaborato il progetto originale, di stampo psicodinamico, messo a punto da Cordiali e Montinari ( “Compagno Adulto. Nuove forme dell’allenza terapeutica con gli adolescenti “ Cordiale S. , Montinari G., Franco Angeli 2012) e introdotto le innovazioni della psicologia cognitivo comportamentale, più vicine alle esigenze pratiche che i ragazzi affrontano quotidianamente. Consiste nella presa in carico di adolescenti e giovani adulti di età compresa tra i 12 e i 20 anni che, oltre a vivere la difficoltà propria dell’adolescenza e di un ambiente complesso,  mancano dell’adolescenza come momento evolutivo, sia dal punto di visto cognitivo ed emotivo che del comportamento.

Da un punto di vista pratico-operativo, ogni giovane sarà seguito e guidato da un educatore che lo accompagnerà nei diversi contesti di appartenenza. La figura del compagno adulto avrà la funzione di “fare insieme” cioè condividere il piacere nelle attività, e cercare di valorizzare e potenziare le caratteristiche del ragazzo. Questo tipo di intervento è indicato in quelle situazioni in cui le relazioni sociali della persona sono in fase di stallo e nella quali il riconoscimento della sfera emotiva viene meno. Pertanto, in una fase in cui un aspetto della vita emotiva e affettiva della persona è in stretta correlazione e interscambio con il suo ambiente di vita e i suoi mutamenti , il compagno adulto svolge una funzione di ausilio: un  facilitatore sia delle relazioni sociali del ragazzo all’interno del proprio spazio di vita, sia un intervento psico-educativo  sulle proprie emozione attraverso il riconoscimento e la gestione di esse.

Il progetto si propone di offrire ai ragazzi/e con disagio psico-sociale l’opportunità di:
•    costruire una relazione significativa di sostegno, accompagnamento e di rispecchiamento delle varie funzioni e capacità (pratiche e mentali), passando per la condivisione delle attività quotidiane (studio, gioco, scoperta, coltivazione di interessi, uscite, ecc.)
•    migliorare la propria autonomia e identità
•    costruire (laddove sono assenti) e  potenziare le interazioni con i pari
•    favorire una mediazione tra il minore, la sua famiglia e le istituzioni
•    promuovere un sostegno didattico, l’ inserimento scolastico o professionale e inserimento in centri di aggregazione giovanile
•    creare un’attività di rete con altre risorse del territorio
•    rafforzare la rete sociale primaria (familiare) e secondaria (amicale) e costruire network solidali tra famiglie (minori e nuclei familiari multiproblematici), anche attraverso la promozione di nuove forme di accoglienza (centro diurno a tempo pieno o part-time).

Tra le figure professionali impiegate abbiamo
•    Psicologi-psicoterapeuti
•    Educatori professionali

La durata e i tempi dell’intervento vengono individuati a seconda delle esigenze e degli obiettivi da raggiungere. Ogni giovane può essere seguito attraverso diversi incontri settimanali concordati con l’educatore. Chiaramente si tratta di un progetto inserito in un lavoro di rete più ampio con il coinvolgimento diretto della famiglia attraverso una terapia familiare, il contatto con i servizi e gli enti che si prendono cura del giovane, quindi una continua supervisione dell’operato di tutti i protagonisti coinvolti da parte di professionisti specializzati.

Per richiedere maggiori informazioni e richiedere l’aiuto di un compagno adulto, potete inviare una email a info@mens-sana.biz.

Responsabile del servizio: Dr.ssa Irene Grossi

ansiaQuali farmaci sono utilizzati per trattare i disturbi d’ansia?

Antidepressivi, ansiolitici, e beta-bloccanti sono i farmaci più comunemente utilizzati per la cura dei disturbi d’ansia. I disturbi d’ansia sono un gruppo di patologie, tra le quali troviamo:
Disturbo ossessivo-compulsivo (OCD)
Disturbo Post-traumatico da stress (PTSD)
Disturbo d’ansia generalizzata (GAD)
Disturbo di panico
Fobia sociale

Antidepressivi

Gli antidepressivi sono stati sviluppati originariamente per trattare la depressione, ma anche per aiutare le persone con disturbi d’ansia. Gli SSRI come fluoxetina (Prozac), sertralina (Zoloft), escitalopram (Cipralex), paroxetina (Sereupin) e citalopram (Elopram) sono comunemente prescritti per il disturbo di panico, il disturbo ossessivo compulsivo, il PTSD e la fobia sociale. La venlafaxina, un SNRI (Efexor) è comunemente usato per trattare il Disturbo d’ansia generalizzata. L’antidepressivo bupropione (Wellbutrin) può essere una scelta alternativa. Generalmente, soprattutto quando i sintomi ansiosi sono importanti, gli antidepressivi vengono somministrati a basse dosi all’inizio della terapia e poi aumentati come dosaggio nel tempo.
Alcuni antidepressivi triciclici funzionano bene per l’ansia. Ad esempio l’imipramina (Tofranil) è prescritta per il disturbo di panico e per il GAD. La clomipramina (Anafranil) è usata per trattare il disturbo ossessivo-compulsivo. Anche i triciclici vengono somministrati inizialmente a bassi dosaggi.

Le benzodiazepine (ansiolitici)

I farmaci anti-ansia, chiamati benzodiazepine, hanno il vantaggio di produrre effetti più velocemente che gli antidepressivi. Tuttavia questi farmaci attenuano i sintomi, ma non curano l’ansia. Ecco perchè vengono somministrati solo per poche settimane, all’inizio della terapia. Quelli usati per curare i disturbi d’ansia sono:
Clonazepam (Rivotril), che viene utilizzato per la fobia sociale e per il GAD. E’ usato anche come anticonvulsivante, anche nei bambini
Lorazepam (Tavor), che viene utilizzato per gli attacchi di panico
Alprazolam (Xanax), utilizzato per il disturbo di panico e il GAD
Il Buspirone (Buspar) è un farmaco anti-ansia usato per trattare il GAD. A differenza delle benzodiazepine, però, è necessario attendere almeno due settimane per vederne gli effetti terapeutici.

I beta-bloccanti

I beta-bloccanti posso controllare alcuni dei sintomi fisici dell’ansia, come il tremore, la tachicardia e la sudorazione. Il propranololo (Inderal) è il beta-bloccante che si usa più spesso per i disturbi d’ansia, il suo utilizzo più comune è per il trattamento di patologie cardiache e l’ipertensione arteriosa. Questo farmaco può aiutare quelle persone che hanno problemi fisici legati all’ansia. Per esempio, quando una persona con fobia sociale deve affrontare una situazione stressante, come un discorso, o partecipare a un incontro importante, un medico può prescrivere un beta-bloccante. L’assunzione del farmaco per un breve periodo di tempo può aiutare a tenere sotto controllo i sintomi fisici, in attesa che un farmaco che curi l’ansia, cominci a fare effetto.

Quali sono gli effetti collaterali da aspettarsi?

Per quanto riguarda gli antidepressivi è possibile consultare questo precedente articolo. Gli effetti indesiderati più comuni delle benzodiazepine sono sonnolenza e vertigini. Altri effetti indesiderati comprendono:

Disturbi allo stomaco
Visione offuscata
Mal di testa
Confusione
Disturbi dell’equilibrio
Incubi

I possibili effetti indesiderati da buspirone (BuSpar) includono:

Vertigini
Mal di testa
Nausea
Nervosismo
Eccitazione
Disturbi del sonno

Gli effetti indesiderati comuni dei beta-bloccanti sono:

Affaticamento
Mani fredde
Vertigini
Debolezza

Inoltre, i beta-bloccanti in genere non sono raccomandati per le persone affette da asma o da diabete, perché potrebbero peggiorare i sintomi di queste malattie.

Come e per quanto tempo devono essere assunti questi farmaci?

E’ possibile sviluppare una tolleranza alle benzodiazepine, se queste vengono assunte per un lungo periodo di tempo. La tolleranza implica il bisogno di dosi sempre più elevate di farmaco per ottenere lo stesso effetto. Non tutti gli individui corrono questo rischio, tuttavia, per evitare questi problemi, i medici di solito prescrivono gli ansiolitici per brevi periodi, pratica che è particolarmente utile per le persone che hanno problemi di abuso di sostanze o che tendono a diventare dipendenti dai farmaci facilmente (per esempio dagli antidolorifici). Interrompere improvvisamente l’assunzione di benzodiazepine può provocare sintomi di astinenza, o il ritorno dell’ansia. Pertanto, queste devono essere diminuite lentamente. Lo stesso discorso vale per il buspirone e i beta-bloccanti. Anche questi farmaci devono essere diminuiti lentamente. Parlate con il medico prima di interrompere qualsiasi farmaco anti-ansia!