psicoanalisiUna psicoterapia può ridurre i tic legati alla sindrome di Tourette, disordine neurologico caratterizzato proprio da movimenti ed espressioni involontarie ripetute. Un gruppo di ricercatori canadesi, guidati da Marc Lavoie del Centro di ricerca Fernand-Seguin, ospedale Louis-H. Lafontaine di Montreal, ha scoperto che una terapia cognitivo comportamentale può essere in alcuni casi anche più efficace di un farmaco. Secondo lo studio, pubblicato su Journal of Cognitive Therapy, l’approccio psicoterapeutico ha effetti positivi anche sul comportamento, sui pensieri e sull’attività cerebrale. Oggi la sindrome di Tourette colpisce tra lo 0,05% e il 3% dei bambini in età scolare. La ricerca, realizzata per il momento su 24 persone, potrebbe avere ripercussioni importanti per i futuri trattamenti. “Il nostro lavoro – dice Marc Lavoie – è il primo ad aver dimostrato gli effetti fisiologici di una terapia cognitivo-comportamentale in questo tipo di pazienti. Servono però altri studi, su un numero di pazienti più vasto, per confermare i risultati”.

Da Adnkronos Salute

autismoRoma, 16 feb. (Adnkronos Salute) – Scoperto da un team di ricercatori americani il primo candidato gene dell’autismo. Un ‘tassello’ del Dna sensibile agli ormoni sessuali. Questo potrebbe spiegare non solo i più alti livelli di testosterone rilevati in alcuni soggetti autistici, ma anche perché questa condizione è più diffusa negli uomini. Lo studio è firmato dai ricercatori della George Washington University (Usa) diretti da Valerie Hu.Al centro della ricerca c’è il gene Rora, che codifica per una proteina che agisce come super-interruttore per l’espressione genica, ed è cruciale nello sviluppo del cervelletto e in altri processi che risultano alterati nell’autismo. Nello studio il team ha scoperto che che l’aromatasi, una proteina regolata dal gene Rora, è ridotta nel cervello degli autistici. Un’informazione significativa, perché l’aromatasi converte il testosterone in estrogeno. “E’ noto che gli uomini hanno una maggior tendenza a soffrire di autismo rispetto alle donne; questa ricerca per la prima volta può fornire una spiegazione molecolare del perché ciò accade. Si tratta solo della punta dell’iceberg in termini di comprensione della biologia alle basi dell’autismo. Ma continueremo il nostro lavoro per scoprire un modo per comprendere, e un giorno, si spera, per combattere questo disordine del neurosviluppo”, conclude la studiosa.

sonnoLimitare le ore di sonno notturno vanifica i successi che si possono ottenere con la dieta. L’interessante novità emerge da una ricerca condotta da un’equipe della University of Chicago’s General Clinical Resource Center. I dieci i soggetti inseriti nello studio, di età compresa tra 35 e 49 anni, in soprappeso od obesi, sono stati sottoposti a una dieta ipocalorica e valutati in due periodi successivi: durante il primo periodo hanno dormito mediamente per 8,5 ore per notte, durante il secondo 5,5. In entrambi i momenti la dieta ha previsto un introito di 1450 calorie al giorno. Al termine della ricerca è emerso che in entrambe le sessioni si è verificato un calo ponderale di circa 3 kg. Quello che è cambiato, e di molto, è stato la composizione di questi chili persi. Durante il periodo che comprendeva otto ore abbondanti di sonno, dei 3 kg persi metà era costituita da grasso e l’altra metà da massa magra; durante il periodo di 5,5 ore di sonno, soltanto 700 grammi erano formati da grasso mentre i rimanenti 2,7 kg erano composti da massa magra. Inoltre, dormire un numero adeguato di ore per notte aiuta a mantenere sotto controllo la grelina, un ormone che stimola l’appetito. Poche ore di riposo notturno ne aumentano invece la presenza nell’organismo, determinando quindi un senso di fame maggiore. “Con questa ricerca abbiamo evidenziato senza ombra di dubbio come la composizione dei chili persi durante una dieta dipenda in larga misura da quante ore si dorme la notte”, conclude Plamen Penev, dell’università di Chicago.

Da Dica33

attacco-di-panico

Bimbi stressati come i grandi e malati come loro. Sempre più multitasking, divisi fra le ore passate sui banchi e le attività extrascolastiche, ai piccoli del Belpaese ‘scoppia’ la testa: dagli anni ’80 i casi pediatrici di cefalea sono aumentati di oltre il 60%. Parola del neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza Vincenzo Guidetti, presidente della Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc) che si riunirà in congresso a Caserta dal 30 settembre al 3 ottobre. Oggi a Milano per presentare il 24esimo meeting nazionale Sisc, l’esperto ricorda che “il mal di testa è il disturbo più frequente tra i giovanissimi”. Lo sperimenta il 30% circa dei bambini e adolescenti italiani e “nell’80% dei casi le cause scatenanti sono emotive”, precisa lo specialista, direttore del Dipartimento di scienze neurologiche e psichiatriche dell’età evolutiva all’università La Sapienza di Roma.”L’introduzione del tempo pieno nella scuola, l’aumento delle madri lavoratrici che trascorrono quindi meno tempo con i propri figli e l’incremento delle separazioni”. Sono questi, secondo alcuni studi europei, alcuni degli elementi sociali all’origine del boom di mal di testa fra i bambini. Oltre alla cosiddetta cefalea muscolo-tensiva (mal di testa ‘a casco’), i bimbi possono soffrire anche di emicrania, con attacchi fin dall’età di 1-2 anni. Prima della pubertà i più vulnerabili sono i maschi, mentre poi le più colpite sono le femmine per ragioni ormonali. Prima, quinta elementare e prima media sono le classi più ‘decimate’ dal mal di testa. E se nel caso dell’emicrania pesa anche la familiarità (il figlio di due emicranici ha il 50-75% di probabilità di esserlo a sua volta), i medici enfatizzano i fattori ambientali, più di quelli genetici. “I bambini di oggi vivono in una società stressata e tendono a imitare gli atteggiamenti dei genitori”, osserva Guidetti. “Lo stesso fatto di andare a scuola, aspettarsi interrogazioni, dover affrontare una situazione nuova o semplicemente ritornare in classe dopo le vacanze può essere un fattore che scatena il mal di testa”. Lo specialista consiglia dunque a mamme e papà di non caricare i figli di troppe responsabilità o aspettative: “Non sottoporre il bambino allo stress di attività extrascolastiche imposte, per esempio attività sportive che li sovraffaticano. Impegnarsi invece a creare intorno a lui un ambiente sereno e dedicare loro più tempo”.

Da Adnkronos salute