autismo“Gentile dottoressa Grossi, sono la mamma di Giorgio, un bambino con autismo. Ho saputo che lei lavora anche con i bambini come mio figlio, come terapista,  per questo mi rivolgo a lei visto che è del mestiere. Giorgio ha quasi 9 anni, non parla e frequenta la prima elementare;  gli è stato diagnosticato il Disturbo Pervasivo dello Sviluppo, (si chiama anche così vero?) all’età di 3 anni dopo una progressiva regressione. Io e mio marito, dalla diagnosi, andiamo in continuazione alla ricerca di nuove scoperte in ambito scientifico, nuove cure per questa patologia che si sta, ahimè, diffondendo sempre più. Ci siamo sempre sentiti soli in questa ricerca, né servizi sanitari, né Stato ci hanno mai supportato né con interventi professionali, nè  agevolando le spese che, come lei ben saprà, sono onerose. Ora che è entrato a scuola speravamo di avere un supporto almeno da questa, ma … l’insegnante di sostegno ha poche ore con lui, inoltre Giorgio è seguito anche da un AEC  (assistente culturale educativo), ma anche questa ha ore non sufficienti per coprire tutta l’intera giornata. Per giunta, ci hanno appena informato che l’anno prossimo, per mancanza di fondi, le ore saranno ancora meno. Come faremo con il nostro bambino? Mi dia qualche indicazione. La ringrazio.” Una madre disperata.

 

Cara mamma di Giorgio, quante storie come la sua sento raccontare ogni giorno dalle famiglie dei bambini che seguo. Purtroppo questo è il problema, una patologia che si sta diffondendo e che ancora non trova cause chiare e cure assolutamente efficaci anche perché si investe troppo poco nella ricerca, rispetto all’estensione del dramma. Cerchiamo di chiarire meglio ai nostri lettori, di cosa stiamo parlando . L’AUTISMO è una complessa sindrome basata su disordini fisiologici e biochimici che hanno un comune punto finale: danni a livello cognitivo e relazionale. E’ considerato un disturbo Pervasivo dello Sviluppo che si manifesta entro il terzo anno di età. Comporta gravi deficit nelle aree della comunicazione (ritardo o assenza dello sviluppo del linguaggio), dell’interazione sociale (vivono nel loro mondo, quindi difficoltà a mantenere l’attenzione e lo sguardo con l’interlocutore), e problemi di comportamento (comportamenti autolesionistici, aggressivi, non socialmente accettabili). Inevitabilmente questi bambini hanno bisogno di interventi e trattamenti speciali. Tali trattamenti però, sono completamente (o quasi) a spese della famiglia, parliamo di cure farmacologiche o omeopatiche costose, visite mediche con specialisti ricercati, terapiste private che dovrebbero lavorare con il bambino quotidianamente; per non parlare poi della dieta DAN che seguono la maggior parte dei bambini con autismo, priva di glutine e caseina. Come abbiamo già detto le cause non sono ancora certe. Parliamo comunque di una predisposizione del bambino a contrarre questa sindrome, da lì vi sono correnti diverse di pensiero. Tra le tante, una attribuisce la causa ai vaccini. Spesso questi bambini hanno difficoltà ad assorbire sostanze pesanti presenti in questi farmaci e questo provoca danni a livello cerebrale. Altri parlano di cause virali, ovvero un virus che ha innescato dei processi di regressione delle abilità acquisite, ecc ecc. Qui andremo troppo a toccare temi bollenti sulle potenti aziende farmaceutiche, e simili, ma non è ora il caso. Nel concreto però, famiglie come quella di Giorgio e bambini come Giorgio, vengono abbandonati ai loro destini. Per esempio, all’interno della classe, la gestione di un bambino con autismo diventa complicato in assenza di una docente esperta che sa come gestirlo nei momenti di crisi che purtroppo caratterizzano spesso i momenti di vita di questi bambini. Talvolta tale sindrome può essere trattata attraverso indicazione di ordine cognitivo-comportamentale che possono essere fornite all’insegnante di sostegno del bambino e alle insegnanti curriculari. Inoltre l’intervento con il bambino implica inevitabilmente un coinvolgimento dell’intera classe che dovrebbe essere preparata ad accogliere e imparare a convivere con le grandi difficoltà del bambino. Al riguardo dovrà essere organizzato un programma specifico di intervento che vedrà coinvolti le insegnanti e i bambini della classe. Ma per far questo sono necessarie risorse e quindi fondi. E’ necessario che la ricerca vada avanti, ma soprattutto che lo Stato diventi più sensibile a queste tematiche fornendo più risorse, maggiori investimenti,  più finanziamenti per queste famiglie e questi bambini in difficoltà.

Per Info: la Dott.ssa Irene Grossi, Psicologa l’età adulta e dell’età evolutiva per Mens Sana

riceve negli studi di Roma e di Castrocielo (FR)

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