In un nuovo studio, scienziati Canadesi hanno scoperto che l’uso precoce di marijuana può causare anomalie delle funzioni cerebrali e uno sviluppo inferiore del Quoziente intellettivo.

La marijuana è la sostanza illecita più comunemente usata nel mondo. Studi precedenti hanno evidenziato come i consumatori di marijuana frequenti, soprattutto quelli che iniziano in giovane età, sono a più alto rischio per disfunzioni cognitive e malattie psichiatriche, tra cui la depressione, il disturbo bipolare e la schizofrenia.

Molti giovani fanno un uso pesante di marijuana, alcuni ragazzi la utilizzano a causa dei loro problemi psichiatrici, per il sollievo temporaneo che può dare questa sostanza a sintomi come ansia, angoscia, umore depresso e insonnia. Per questo motivo, gli scienziati canadesi hanno deciso di studiare gli effetti della marijuana sui sintomi psichiatrici, la funzione del cervello e la funzione cognitiva.

Il Dr. Osuch e il suo team hanno reclutato giovani, suddividendoli in quattro gruppi: quelli con depressione che non erano consumatori di marijuana; quelli con depressione che erano frequenti consumatori di marijuana; consumatori di marijuana frequenti senza depressione; individui sani che non erano consumatori di marijuana. Inoltre, i partecipanti sono stati poi divisi in un gruppo che ha iniziato ad usare la marijuana prima dei 17 anni e in un altro che ha iniziato a usarla in un secondo momento o per niente.

I partecipanti sono stati sottoposti a valutazione psichiatrica, cognitiva e test del QI, e a imaging del cervello. Lo studio non ha trovato alcuna evidenza che l’uso di marijuana abbia migliorato i sintomi depressivi: non vi era alcuna differenza nei sintomi psichiatrici dei ragazzi con depressione che hanno utilizzato marijuana e quelli con depressione che non ha usato la marijuana.

Inoltre, i risultati hanno mostrato differenze nella funzione cerebrale tra i quattro gruppi in aree del cervello che regolano i meccanismi della ricompensa e della elaborazione e del controllo delle funzioni motorie. L’uso di marijuana non ha corretto i deficit funzionali cerebrali tipici della depressione e in alcune regioni cerebrali ne ha peggiorato la performance.

Di ulteriore interesse è il dato che i partecipanti che hanno usato marijuana fin da giovani avevano funzioni del cervello altamente anormali nei settori legati all’orientamento visuo-spaziale, la memoria, l’attività auto-referenziale e l’elaborazione di ricompense. Lo studio ha trovato che l’uso precoce di marijuana è anche associato a più bassi punteggi di Quoziente Intellettivo.

Questi risultati suggeriscono che l’uso di marijuana non correggere le anomalie cerebrali o i sintomi depressivi e che l’utilizzo fin dalla tenera età può avere un effetto anomalo non solo sulla funzione del cervello, ma anche sul QI.

Studi precedenti avevano ipotizzato anche un ruolo della genetica tra l’uso di marijuana e depressione, il Dr. Osuch ei suoi collaboratori dell’Istituto Robarts Research Western University hanno quindi condotto test genetici sui partecipanti. Hanno scoperto che una certa variazione genetica disfunzionale del gene che produce nel cervello il fattore neurotrofico cerebrale (BDNF) è stato trovato in proporzione maggiore nei giovani che hanno usato la marijuana dalla più tenera età. Il BDNF è coinvolto nello sviluppo del cervello e della memoria, tra gli altri processi.

Questa scoperta suggerisce che questa variazione genetica possa predisporre i giovani ad un uso precoce della marijuana.